YOGA E MUDRA

YOGA

Lo Yoga è disciplina che tutti possono seguire. Discende da un’antichissima disciplina, che comprende differenti correnti, ma tutte hanno un solo scopo: la totalità dell’uomo. La parola Yoga significa infatti UNIRE. Lo Yoga è originario dell’India, anche se oggi è molto diffuso anche in occidente . Noi occidentali non siamo abituati ad ascoltarci, e soprattutto , presi come siamo ad ascoltare gli stimoli esterni, non riusciamo a sentire i messaggi che ci invia il nostro corpo. Lo Yoga è un valido metodo per portare la mente alla concentrazione, per rilassarsi e per avere un ottimo stato fisico e mentale, per prevenire e anche curare le malattie. La non Violenza, è una delle regole principali dello Yoga . Lo Yoga se fatto con coscienza, e se si è seguiti da un bravo maestro, può portare ad una grande forza interiore, per far si che gli agenti esterni non prendano il sopravvento su di noi. Per poter praticare questa disciplina, occorre essere semplici e vivere di cose semplici, dimenticando la quotidianità e tutti gli agenti di stress sempre in agguato dietro di noi. Spesso ci sentiamo infelici, perchè crediamo che la felicità sia nelle cose materiali, senza sapere che questa è proprio dentro di noi. Per fare Yoga si usano due strumenti semplicissimi: il nostro corpo e la nostra mente, che se in sintonia possono fare veramente grandi cose. Impariamo a sentire la reazione straordinaria del nostro corpo quando nella immobilità di una posizione (asana) esso cambia la propria forma.


PACE MENTALE

Proviamo a pensare alla nostra giornata tipo, per poter renderci meglio conto di quante volte noi cambiamo di stato d’animo a seconda delle persone e delle situazioni che ci troviamo ad affrontare. Nel corso degli eventi della nostra giornata il nostro “IO” muta continuamente. Ora siamo la dolcezza in persona, ora diventiamo aggressivi per poi passare all’entusiasmo più; sfrenato che ci consente di affrontare i compiti più; gravosi. La maggior parte di noi si rifiuta di riconoscersi in questa analisi. la maggior parte di noi ama definirsi “tutto di un pezzo”. Anche coloro che si definiscono “tutto di un pezzo” se si analizzeranno fino in fondo saranno sconcertati nello scoprire che anche loro, come la maggior parte della persone ha il suo bel “fagotto” di maschere. Immaginiamoci : noi siamo le stesse persone sia che trattiamo con un nostro superiore sia che trattiamo con un nostro sottoposto ? Siamo gli stessi sia con una amico sia con un nemico ? Ora non voglio certo dire che avere delle maschere sia una cosa negativa ; anzi , ci aiutano ad affrontare meglio tutte le cose della nostra vita ; ma c’è un rischio : che confondiamo il nostro vero io con una delle maschere che abbiamo l’abitudine di usare più; spesso cosi’ da non riconoscere chi veramente siamo. Per cercare di rilassarci sovente tentiamo di fare del vuoto nella nostra mente per cogliere non solo il nostro vero io ma anche per trovare soltanto un pò di pace. Ma scopriamo che la nostra mente si ribella, che i nostri pensieri si susseguono e che non riusciamo a dominarli. Il nostro corpo vorrebbe ribellarsi alle tensioni, quelle tensioni che ci sono necessarie per affrontare la vita di tutti i giorni. Ciò che ci rende più; difficile il compito di sentirsi liberi è anche e soprattutto il progresso al quale l’uomo difficilmente riesce a sottrarsi.Quindi il denaro diventa secondo l’uomo l’unico strumento per potersi comperare la felicità , che per gli occidentali significa potere e successo. Tutto questo ovviamente ci porta senza ombra di dubbio ad un numero incalcolabile di nevrosi. Lo yoga (spesso definito come semplice ginnastica) è una disciplina che ci può aiutare a ritrovare il nostro equilibrio psicofisico. LA Bhagavadgìtà ci insegna :”Anche un poco di questo retto procedere libera dalla grande paura”.


L’ERRATA OPINIONE DELLO YOGA

Lo yoga agisce sul corpo e sulla psiche in maniera profonda , riportando l’equilibrio dove questo è venuto a mancare ; praticando in maniera costante questa disciplina, ritrova non solo la pace mentale ma reintegra e matura in se le potenzialità latenti che sono presenti in qualsiasi essere umano. Chi si avvicina per la prima volta allo yoga pensa che sia solo un tipo di ginnastica dolce, strana nelle sue posture sacerdotali, torsioni bizzarre, che però funziona, e aiuta il nostro corpo a diventare armonico elastico . Quindi si moltiplicano i manuali di yoga che incoraggiano il fai da te ; se si va in un centro turistico si scopre che lo yoga tra le numerose attività delle vacanze, mettendole accanto alle lezioni di surf e di pesca.. A volte si è portati a pensare che lo yoga ed il judo siano esattamente la stessa cosa. Si propone lo yoga solo come ginnastica dimagrante. Quindi lo yoga con tutta questa confusione finisce per dare all’uomo una impressione sbagliata.


CONTROINDICAZIONI

In linea di massima non ci sono controindicazioni per praticare lo yoga , in quanto esso avendo un potere riequilibrate molti dei disturbi possono trovare dei grossi benefici. Lo yoga comunque (va ricordato ) non è una medicina universale ed il suo unico scopo è quello di mantenere in buona salute un individuo sano. Pertanto è sarebbe opportuno mettersi nelle mani di un bravo maestro (credetemi : si riconoscono a vista d’occhio ) , saprà indicarvi lui le tecniche più; adatte alle vostre esigenze per poter correggere e migliorare il vostro stato psicofisico.


* I CHAKRA*

Nella tradizione Kundalini Yoga, il corpo viene visto come attraversato da innumerevoli canali di energia, che hanno punti focali nei piedi, nelle mani, nel bacino, nelle giunture, nel petto nell’addome, nel viso, nel corpo. Un canale centrale chiamato Sushumna ( detto anche Sarasvati in onore della dea dell’acqua ) attraversa verticalmente il busto e passa attraverso questi punti focali di energia ; ci sono poi altri due canali laterali chiamati Ida e Pingala ( detti anche Ganga e Yamuna in omaggio a due fiumi) che passano attraverso le narici, e si intersecano sopra e sotto ogni punto focale. In sanscrito il nome di questi centri focali è chakra che significa cerchio. I chakra si visualizzano sotto forma di fiori di loto ed i loro petali sono rivolti verso il basso. Solo un grande Saggio riesce a visualizzare i petali dei fiori di loto rivolti verso l’alto. Quando un grande Saggio riesce in questo è avvenuta la sua ascesa spirituale. Ogni singolo chakra ha un certo numero di petali che hanno corrispondenza agli organi del nostro corpo.

1 – Muladhara : si trova al centro del perineo. Nella donna &grave situato tra l’ano e l’inizio della vulva ; nell’uomo all’inizio dell’uretra. Il suo colore corrispondente è il rosso.
2 – Svadhisthana : Si trova subito dopo l’arcata pubica, è al timone degli organi sessuali. Il suo colore corrispondente è l’arancio complementare al turchese.
3 – Manipura – è di poco sopra l’ombelico, ed è in relazione vai centri nervosi autonomi che sono ganglio celiaco e solare. Il suo colore corrispondente è il giallo.
4- Anahata : si trova in prossimità del centro dello sterno, è in relazione ai centri nervosi cardiaci.Il suo colore corrispondente è il verde.
5- Vishuddha . Si trova all’altezza della tiroide, ed è in correlazione con essa ;è inoltre attinente ai centri vegetativi della zona, e particolarmente col glomo carotideo. Il suo colore corrispondente è l’azzurro.
6- Ajna : è situato tra le sopracciglia, ed è in relazione alla zona etmoidale, ai lobi olfattivi e se si vuole all’ipotalamo e all’ipofisi.Il suo colore corrispondente è l’indaco.
7-Sahasrara : Situato al vertice del capo ed è diretto all’ipotalamo ed all’ipofisi e forse al “Terzo Occhio” (epifisi). Il suo colore corrispondente è il violetto.

IL RESPIRO

Il respiro è il nostro mezzo di scambio con l’esterno. L’inspirazione corrisponde alla gioia alla luce al sorriso . L’espirazione corrisponde alla malinconia, al buio al vuoto. Proviamo ad osservare il modo in cui respiriamo, solo in questa maniera riusciremo a capire se accettiamo uno scambio con l’esterno ; difatti ogni volta che inspiriamo entra in noi un poco di universo ; ogni volta che espiriamo un poco di noi entra nell’universo. Lo so questo concetto non è certo facile da comprendere ; possiamo capirlo solo se impariamo ad ascoltare ed osservare il nostro respiro. Se noi cambiamo il nostro modo do respirare , riusciamo a cambiare quello che non funziona in noi, riusciremo così ad accettare lo scambio che abbiamo con l’esterno, perchè il respiro non è altro che questo.

 

IL PRANA

La parola Prana, è di origine sanscrita, e significa soffio vitale, soffio di energia e di forza. Il Prana si trova in tutte le forme viventi, nell’acqua, nella terra, nel cibo ;La natura è colma di Prana e non è difficile immaginare come mai esso penetri in noi attraverso il respiro. Nel sanscrito c’è una parola che si chiana yama che significa controllo ; da qui la parola Pranayama che ha il significato di controllo del respiro ; mentre ayama sempre in sanscrito significa “senza controllo oppure al di la del controllo”. Lo yoga si può quindi oltre a proporci il controllo del nostro respiro ci consente anche di andare al di la del controllo stesso. Il Prana, (energia vitale) ,entra in noi attraverso il respiro. Quando siamo nella fase di trattenimento a polmoni pieni, l’energia si diffonde in tutto il nostro organismo, mentre nella fase di trattenimento a polmoni vuoti, riusciamo a sperimentare la percezione del “nulla”. Per questo motivo lo Yoga nelle tecniche di pranayama, da’ molta importanza alla fase del trattenimento del respiro. Queste tecniche vanno imparate in maniera graduale e sotto il diretto controllo del maestro.


LE DIVERSE VIE DELLO HATA-YOGA

Spesso noi occidentali tendiamo a fare un tutt’uno tra Yoga ed hata-yoga. Lo hata-yoga si cura del corpo e della mente con tecniche psicofisiche , con particolari esercizi del corpo ed esercizi del controllo del respiro. Esso comprende diverse vie, (marga) , che però non sono separate una dall’altra, ma si integrano a vicenda, chi pratica hata-yoga infatti dovrebbe conoscere anche le altre forme di yoga. Le principali vie di realizzazione sono :

jnana-yoga o yoga della conoscenza
karma -yoga o yoga dell’azione
bhakti-yoga o yoga della devozione
raja-yoga o yoga regale


JNANA-YOGA O YOGA DELLA CONOSCENZA

Jnana- yoga è la strade filosofica per eccellenza,(jnana significa conoscenza) Si tratta quindi, di una particolare visione del mondo , dove vengono trovate le risposte alle domande che l’uomo si pone sullo scopo della sua esistenza. Ognuno di noi tende ad identificarsi con il proprio corpo ; secondo questa via questo è un errore grossolano. Al di là del corpo fisico c’&grave il corpo “sottile” o “pranico” Ma anche questo corrisponde alla natura reale dell’uomo che è invece data dal vero Sé,atman, principio immortale e divino che va al di là dell’apparenza e della caducità del mondo divino. Poich&garve l’uomo nella sua esistenza è soggetto all’inganno della maya, (illusione cosmica, apparenza fenomenica che lo disorienta con il suo continuo mutare),non riesce ad apprendere questa consapevolezza che è già presente dentro di se. Il seguace dello jnana, rinunciando agli oggetti terreni, meditando a fondo sulla dottrina che gli è stata rivelata, affinando la sua capacità di discriminazione(viveka) mettendo in pretica i consigli del proprio maestro, diventa capace ,mediante l’intelletto superiore (buddhi), di superare il fenomenico e di conseguire il sommo bene.

KARMA YOGA O YOGA DELL ‘AZIONE

Questa è la via di realizzazione per mezzo delle opere, senza attaccamento e senza il desiderio di un possibile successo. I concetti fondamentali di questa via sono stati portati alla luce dalla Bhagavadgita o Canto del beato. La Bhagavadgita è un poemetto di 700 versi, scritti intorno agli inizi dell’era cristiana. E’ un’opera di altissimo valore spirituale, lo stesso Gandhi ne ha tratto l’ispirazione per la propria vita. L’inizio è un dramma. Sul campo di Kuruksetra, ci sono le opposte schiere dei Pandava e dei Kaurava che stanno per affrontarsi in battaglia. L’eroe Arjuna che ha a fianco in veste di auriga il Dio Krsna, viene preso dallo sconforto. Arjuna è un prode guerriero, ma nonostante tutto si rifiuta di impugnare le armi. Al solo pensiero di ammazzare i suoi parenti(i Kurava) , viene colto da un brivido di orrore, ed è pronto a venir meno al proprio dovere che è quello di ristabilire l’ordine e di far regnare la pace. I suoi avversari sono sostenitori dell’usurpatore Duryodhana, e quindi Arjuna combattendo , compirebbe un’azione meritoria, guadagnando fama e gloria. L’onore militare, non permette però ad Arjuna , la giustificazione di versare sangue fraterno. Allora Krsna gli insegna una profonda verità. Soltanto i corpi sono mortali, mentre l ’atman, il Sé è imperituro. Insegna ad Arjuna ad agire con distacco, deve compiere il proprio dovere ed allo stesso tempo rimanere distaccato dall’azione, e senza attaccamento al successo o all’insuccesso dell’azione. Essere liberi, non significa rinunciare all’azione :come sarebbe possibile rinunciarvi ? Il segreto della libertà, e della superiore realizzazione dell’uomo, consiste nel corretto atteggiamento dell’animo, nei confronti dell’azione (karman). E’ necessario abbandonare ogni atteggiamento egoistico, ogni ansiosa attesa del risultato ; cos’ì facendo l’azione senza attaccamento e desiderio, diventa pura. Chi pratica questo tipo di disciplina, dovrà mantenere fede a questo ideale il più; possibile,. Il karma-yoga, ci insegna che ognuno di noi deve portare nel mondo un contributo della propria opera, ma nello stesso tempo dobbiamo separarci dall’idea del risultato e del successo. Lo yogin, non rifugge alle proprie responsabilità ; egli se le assume fino in fondo e con piena consapevolezza, ma senza farsi coinvolgere emotivamente. Il detto del karma-yoga potrebbe essere : l’importante è partecipare, questo non vuole dire che dobbiamo rinunciare alla competizione, alla quale base sta il progresso. Noi occidentali comunque dovremmo rinunciare all’ansia provocata dalla competitività .L’ansia infatti è la causa delle turbe emotive. Siamo ossessionati dalla carriera, dai soldi, guardiamo tutto questo con distacco, come se successo ed insuccesso si equivalessero. Quindi alleniamoci per la conquista del distacco, dal frutto delle nostre opere e vedrete che solo così si acquista la serenità. Quindi : Le sedute quotidiane non devono diventare una gara. Fare Yoga con la massima serenità.

 

BHAKTI-YOGA O YOGA DELLA DEVOZIONE

Bhakti -Yoga è la via mistica per eccellenza, la via del cuore infatti Bhakti significa devozione. Chi segue questa filosofia abbandona le speculazioni filosofiche per lasciare posto nel proprio cuore ad un grande sentimento d’amore per il Creatore. Nel Bhakti c’è una fede profonda che non ha bisogno di dimostrazioni. Infatti il bhakti trova Dio ovunque, in ogni essere vivente, cose e persone, e sovente il suo grande amore trabocca per dare origine a laudi e poesie. Seguaci di questa disciplina furono anche San Francesco, Santa Chiara e Jacopone da Todi. Differentemente a chi pratica karma – yoga, chi segue questo sentiero, rinuncia totalmente al mondo, e ha sovente una vocazione religiosa che spesso non è esente da pericoli, soprattutto per le persone giovani, in quanto si rischia di cadere in mano a sette religiose di dubbia fama. Chi intende seguire lo hatha-yoga, non avrà problemi , in quanto per seguirla non occorre spogliarsi delle proprie credenze religiose in quanto questa pratica è compatibile con ogni forma religiosa. Sia per il credente che per il non, la meditazione può diventare uno strumento per aprire il proprio cuore all’amore ed alla comprensione. Meditando e facendo gli esercizi aiuta a formare una personalità più; completa equilibrata e serena, facendo così in modo che accanto alla ragione prenda il posto anche il sentimento.

RAJA -YOGA O YOGA REGALE

Il Raja-yoga è il coronamento dello hata-yoga nel quale vengono approfonditi gli stadi superiori. Vivekananda dice che nella natura esistono manifestazioni più; dense e materiali, ed altre che sono più; sottili Queste ultime sono le cause, mentre le prime sono gli effetti. I sensi di solito sono più; facilitati nel sentire i fenomeni più; grossolani, che non quelli sottili. La pratica di questa disciplina ci rende più; sensibili a scorgere i fenomeni sottili. Il raja -yoga, è quella disciplina che si può collegare più; facilmente allo yoga ; il suo scopo è sopprimere l’attività mentale ordinaria, con il conseguente raggiungimento del samandhi, cioè lo stato di en-stasi per cui la dualità del soggetto e dell’oggetto cessa di esistere. Nel raja-yoga, alle asana, non viene data la stessa importanza che hanno sullo yoga ; il raja-yoga, prende in considerazione soltanto le posizioni che si adattano bene con gli esercizi del respiro, usando solo le tecniche meditative che consentono l’apertura ad una stato di coscienza superiore. Il kundalini-yoga si collega in parte al raja -yoga ed in parte allo hata-yoga. Questa via di realizzazione, si avvale di tecniche psicofisiche il cui fine è il risveglio dell’energia latente denominata appunto kundalini (avvolta) che è situata alla base della colonna vertebrale, arrotolata come un serpente. Chi pratica kundalini-yoga risveglia la propria energia (riconducibile alla sfera sessuale) con particolari tecniche, soprattutto con dei particolari pranayama, . Questa energia sale verso i centri del corpo sottile, chiamati chakra, fino al raggiungimento del chakra più; elevato, chiamato “il loto dai mille petali” che si trova alla sommità della testa. Quando accade questo, si ha l’illuminazione. Vorrei fare una raccomandazione. Qualsiasi tipo di yoga si pratichi, bisogna essere seguiti da un bravo maestro, per evitare i danni di posizioni sbagliate. Un buon maestro ci può aiutare senza ombra di dubbio a non dare una errata interpretazione a questa meravigliosa disciplina. Come ho già accennato in precedenza nello yoga ci sono delle regole morali. Vediamole adesso più; approfonditamente. Il primo stadio che è chiamato yama, comprende delle regole morali ; l’osservanza di queste regole è determinante per poter ottenere un progresso nello hata-yoga.


LE NORME MORALI DELLO YOGA . Yama

1- ahimsa, o “non violenza”
2- satya, o “sincerità”
3- asteya, o “onesta”
4- brahmacarya o “continenza”
5- aparigraha o “astensione dal possesso”

Queste regole dovrebbero far parte di ogni individuo, ma purtroppo il progresso spesso ci porta a trasgredirle. Vediamo attentamente una per una queste cinque “astinenze”. Fare ahimsa come oggetto di meditazione, cercare di realizzarne l’ideale nella vita di tutti i giorni, può farci fare enormi progressi spirituali. Per non violenza, non si intende soltanto fisicamente, ma anche atteggiamenti arroganti verso il prossimo, astiosa indifferenza, ferire le altre persone con il nostro cattivo comportamento, possono essere oggetto di violenza. Per lo yoga la verità di per se apparente, è che ogni azione cattiva o buona che sia porterà indietro i suoi frutti, che poi di conseguenza ricadono sulla persona che ha compiuto l’azione stessa. La non violenza, non deve riguardare soltanto il nostro prossimo, ma anche noi stessi. Lo yoga proibisce ogni sforzo violento, ma incoraggia un’applicazione costante e graduale. La non violenza, comprende un grande rispetto per tutti gli esseri viventi.

 

mudra

Probabilmente questo termine risale al periodo post vedico, dove nella letteratura sacra dell’India assume il significato di  sigillo o, nel senso generale, di un marchio lasciato da un sigillo.

Nei riti esoterici (ad es. nel Tantrismo) la parola “mudra” indica una particolare gestualità delle dita attraverso la quale il praticante garantisce la piena efficacia del rito stesso.

Già nel periodo vedico, durante le esecuzioni rituali, i gesti – con i loro movimenti verticali – indicavano gli accenti delle parole del rito. Sin da allora, quindi, sembra essersi stabilita una precisa relazione tra mantra e mudra.

Nell’esempio sopra riportato, la sequenza animata è composta da quattro movimenti per assumere due mudra, ai quali sono associati due mantra:

Primo mudra: Sarva Yoni
mantra associato: Aim

Secondo mudra: Sarva Trikhanda
mantra associato: Hsraim Hsklarim Hsrasauh

Possiamo suddividere i mudra in due categorie: la prima concernente l’aspetto metafisico delle cerimonie esoteriche, in cui la rapidità dell’ esecuzione li rende impercettibili agli occhi dei presenti.

La loro esecuzione è sempre associata alla pronunzia ESATTA di un mantra di difficile interpretazione. Alcuni di essi, ad es., sono diretti a porre gli elementi soprannaturali sotto il controllo del sadhaka per poter essere trasformati in agenti benefici attraverso l’adorazione.
La seconda categoria appartiene alla rappresentazione iconografica, nella pittura e nella scultura.
Si tratta di mudra assunti dai principali personaggi del Pantheon buddista e induista. Tali gesti esprimono sinteticamente le qualità e le attitudini di un personaggio, unitamente alle armi ed agli utensili che impugnano con le molteplici mani.

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